Atlantis 4/2018

Atlantis 4/2018 - ATLANTIS

 

Il QUARTO numero di Atlantis del 2018 (INVERNO), dedica il Dossier al '688 con tutta la portata giuridica che storicamente ha comportato. Nel prossimo numero il primo del 2019 continuerà l'appuntamento con i grandi eventi storici degli anni terminanti in nove.

Prosegue in questo numero, la rubrica su Mondo e Malattie con la MERS .

ll Focus paese, a firma Domenico Letizia, è dedicato alla Modavia.

Questo quarto numero del 2019 è dedicato, inoltre, come ogni anno, al convegno Sport e Cultura.

Prosegue anche in questo numero la collaborazione permanente con la testata Report Difesa diretta dal collega Luca Tatarelli. Ai temi delle relezioni internazionali, del commercio estero, dei diritti umani e della geopolitica aggiungerà temi importanti nell'ambito degli affari internazionali quali la difesa e la sicurezza. 

 

Essere o sopravvivere? Il dilemma italiano

Essere o sopravvivere? Il dilemma italiano - ATLANTIS

Editoriale 

Essere o sopravvivere? 

Il dilemma italiano

 

Si è chiuso un anno il 2018 connotato politicamente da numerosi colpi di scena e se ne sta aprendo un altro il 2019 che si presenta come deciso per le scelte del nostro Paese.

Parafrasando il bel libro di Richard Haass “A World in Disarray”, è chiaro che il subbuglio mondiale ha coinvolto l’Itala. 

Ai tradizionali problemi degli ultimi decenni: la flessibilità del lavoro, il peso dello Stato e del fisco, il fardello del debito pubblico e quindi le condizioni di sostenibilità dello Stato debitore, la criticità del sistema formativo, i rapporti tra politica e magistratura, l’inefficienza della giustizia, il nodo del rapporto tra immigrazione, demografia, diseguaglianza sociale e cittadinanza e l’abbassamento del livello del personale politico si aggiunge la ventata della crisi politica occidentale che impone alleanze internazionali precise, magari finalmente scelte e non imposte.

Per dirla con Tim Marshall autore di “Prisoners of Geography”, (balzanamente) tradotto in italiano in “Le 10 mappe che spiegano il mondo”, da un punto di vista geopolitico, l’Italia come la Germania è una potenza «di mezzo». Non è al centro della massa continentale europea come la prima, ma la Penisola costituisce pur sempre il prolungamento centrale della massa suddetta nel centro di un mare decisivo come il Mediterraneo. Anche l’Italia, quindi, ha sempre avuto il problema di doversela vedere contemporaneamente con il suo Oriente e con il suo Occidente dal momento che su entrambi i versanti, tra l’altro, il suo confine presentava una forte penetrabilità/porosità, sebbene di natura diversa.

Di qui la naturale predisposizione alla duplicità del nostro stare in Europa, che specie a occhi altrui si è perlopiù presentata come doppiezza sottolineata anche da Sergio Romano nel suo libro “Guida alla Politica Estera Italiana”. Durante la cosiddetta Prima Repubblica, Democrazia cristiana e Partito comunista hanno rappresentato quasi simbolicamente la duplicità geopolitica del Paese. Sta di fatto che pur legata con ferreo vincolo agli Stati Uniti e totalmente impegnata dalla parte dell’Occidente nella Guerra Fredda, tuttavia l’Italia non cessò mai di tentare di attenuare il vincolo di cui sopra (politica petrolifera e in genere verso il Medio Oriente e il cosiddetto Terzo Mondo o alla costruzione di fabbriche automobilistiche in Unione Sovietica). Gli Stati Uniti impegnati da tempo in una ridefinizione dei loro impegni sembrano allentare il vincolo di alleati obbligati mentre la Russia di Putin, pronta a stringere spregiudicatamente con chiunque i rapporti più compromettenti in funzione antiamericana e anti-Ue. E’ questo il quadro geopolitico nel quale Ernesto Galli della Loggia vede un’unica via d’uscita per l’Italia dopo anni di “politica dei due forni”: un ruolo forte nell’ambito europeo. Lasciando da parte l’insofferenza psicologica verso la predominanza della Germania, la strada giusta se non obbligata, è ricoprire un ruolo attivo a Bruxelles e Strasburgo, magari riscoprendo una vocazione federalista che poteva sembrare un’utopia e che oggi, anno elettivo europeo, potrebbe dare un senso strategico alla nostra “nuova” politica estera. 

 

 

La politica energetica europea

La politica energetica europea - ATLANTIS

La politica 

energetica europea

 

Bruxelles. L’Europa si trova di fronte a numerose sfide nel settore dell’energia, quali la crescente dipendenza dalle importazioni, la diversificazione limitata, i prezzi elevati e volatili dell’energia, l’aumento della domanda di energia a livello mondiale, i rischi per la sicurezza nei paesi di produzione e di transito, le crescenti minacce poste dai cambiamenti climatici, la lentezza dei progressi nel settore dell’efficienza energetica, le sfide poste dall’aumento della quota delle fonti energetiche rinnovabili, nonché la necessità di una maggiore trasparenza, di un'ulteriore integrazione e interconnessione dei mercati energetici. 

L’articolo 194 TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) rende alcuni settori della politica energetica materia di competenza concorrente, segnando un passo avanti verso una politica energetica comune. Ogni Stato membro mantiene tuttavia il diritto di “determinare le condizioni di utilizzo delle sue fonti energetiche, la scelta tra varie fonti energetiche e la struttura generale del suo   approvvigionamento energetico” (articolo 194, paragrafo 2).

Nell’ambito di questa norma programmatica e dunque necessariamente astratta, vi sono poi determinazioni concrete. In primo luogo, nella “Strategia Europea di Sicurezza Energetica” sono descritte le azioni a medio termine che dovrebbero essere poste in essere per rendere l’UE sicura dal punto di vista energetico (si tratta, nel dettaglio, della COM 2014 330 final del 28 maggio 2014)

Il programma politico attuale è determinato in base alla politica climatica ed energetica integrata globale adottata dal Consiglio europeo il 24 ottobre 2014, che prevede il raggiungimento dei seguenti obiettivi entro il 2030:

- una riduzione pari almeno al 40 % delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990

- un aumento fino al 27 % della quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo energetico

- un miglioramento dell'efficienza energetica mirato a raggiungere almeno il 30 %

- uno sviluppo pari ad almeno il 15 % dell'interconnessione elettrica.

Il 30 novembre 2016 la Commissione ha presentato il pacchetto di proposte “Energia pulita per tutti gli europei” (COM 2016 860), teso a mantenere la competitività dell'Unione europea a fronte dei cambiamenti apportati ai mercati mondiali dell'energia dalla transizione verso l'energia pulita. 

Il pacchetto comprende otto proposte legislative che riguardano: la governance, l'assetto del mercato dell'energia (direttiva sull'energia elettrica, regolamento sull'energia elettrica e regolamento sulla preparazione ai rischi), l'efficienza energetica, la prestazione energetica nell'edilizia, le energie rinnovabili e le norme per l'Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia.

La proposta in materia di governance (COM 2016 0759) mira a stabilire un quadro che garantisca l’attuazione degli obiettivi generali e specifici dell’UE fino al 2030 relativamente alla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili, al miglioramento dell’efficienza energetica, al potenziamento delle interconnessioni e alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Tra i compiti dell’Unione Europea rientra - sempre sotto il profilo generale - anche quello di promuovere l’efficienza energetica. 

In quest’ambito, il fondamento della politica dell’UE in materia di efficienza energetica è costituito dalla direttiva 2012/27/UE, del 25 ottobre 2012, sull'efficienza energetica, che mira a rimettere gli Stati membri in condizione di raggiungere gli obiettivi per il 2020. Nel novembre 2016 la Commissione ha proposto la revisione della direttiva 2012/27/UE (COM 2016 0761 e COM 2016 0765), per potenziare la prestazioni energetiche dei nuovi edifici, sveltire la ristrutturazione degli edifici già esistenti per diminuirne il consumo energetico, nonché sfruttare al meglio l'enorme potenziale dei miglioramenti in termini di efficienza energetica nel settore dell'edilizia (sull'efficienza energetica).

Ancora, un’altra delle priorità concordate in occasione del Consiglio europeo nel maggio 2013 è stata  quella di intensificare la diversificazione dell'approvvigionamento energetico dell'UE e sviluppare risorse energetiche locali per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e ridurre la dipendenza energetica esterna. 

Per quanto riguarda le fonti di energia rinnovabili, la direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009 ha introdotto un obiettivo del 20% da conseguire entro il 2020, mentre la Commissione ha indicato un obiettivo pari almeno al 27% entro il 2030 nella sua proposta di revisione della direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili.

L’Unione ambisce anche a rafforzare le relazioni esterne nel settore dell’energia: la comunicazione della Commissione intitolata “Sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la cooperazione internazionale - La politica energetica dell'UE: un impegno con i partner al di là delle nostre frontiere è stata adottata il 7 settembre 2011 con l'obiettivo di promuovere una maggiore collaborazione transfrontaliera dell'UE con i Paesi limitrofi e di creare una zona di regolamentazione più ampia mediante un regolare scambio di informazioni in merito agli accordi intergovernativi e una collaborazione nei settori della concorrenza, della sicurezza, dell'accesso alla rete e della sicurezza dell'approvvigionamento. 

Su tale base, il 25 ottobre 2012 è stata adottata la decisione che istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi fra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia.

Il miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico passa, inevitabilmente, attraverso il monitoraggio del mercato del gas e del petrolio. garantire che siano effettuate valutazioni del rischio e che siano sviluppati adeguati piani d'azione preventivi e piani di emergenza. 

Il regolamento (UE) n. 994/2010 concernente misure volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas è stato adottato il 20 ottobre 2010 con l'obiettivo di rafforzare i meccanismi di prevenzione e quelli anticrisi. 

La direttiva 2009/119/CE stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio, corrispondente a 90 giorni di importazioni nette giornaliere medie oppure a 61 giorni di consumo interno giornaliero medio, a seconda di quale dei due tipi di riserva risulti quantitativamente maggiore. 

La Commissione ha recentemente proposto di ampliare il campo di applicazione della direttiva 2009/73/CE (direttiva sul gas) ai gasdotti da e verso i paesi terzi, compresi i gasdotti esistenti e quelli futuri. In risposta alla crisi in Ucraina, il regolamento 2017/1938 dispone un rafforzamento della cooperazione regionale, piani d'azione preventivi e di emergenza a livello regionale e un meccanismo di solidarietà per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas.

Il piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (piano SET), adottato dalla Commissione il 22 novembre 2007, si propone di accelerare l'introduzione sul mercato nonché l'adozione di tecnologie energetiche efficienti e a basse emissioni di carbonio. 

Il piano promuove misure volte ad aiutare l'UE a sviluppare le tecnologie necessarie a perseguire i suoi obiettivi politici e, al tempo stesso, ad assicurare che le imprese dell'Unione possano beneficiare delle opportunità derivanti da un nuovo approccio all'energia. La comunicazione della Commissione [C(2015) 6317] dal titolo “Verso un piano strategico integrato per le tecnologie energetiche (Piano SET): accelerare la trasformazione del sistema energetico europeo” ha valutato l’attuazione del Piano stesso ed ha concluso che è opportuno realizzare 10 azioni per accelerare la trasformazione del sistema energetico e generare posti di lavoro e crescita.

Il Parlamento Europeo sostiene, inoltre, la diversificazione delle fonti energetiche e delle rotte d approvvigionamento, nonché l'importanza di sviluppare interconnessioni del gas e dell'energia attraverso l'Europa centrale e sudorientale lungo l'asse Nord-Sud, mediante la creazione di nuove interconnessioni, la diversificazione dei terminali del gas naturale liquefatto e lo sviluppo di gasdotti, aprendo in tal modo il mercato interno. 

Alla luce della crescente dipendenza dell’Unione europea dai combustibili fossili, il Parlamento ha accolto favorevolmente il Piano SET, con la convinzione che esso avrebbe contribuito in maniera determinante alla sostenibilità e alla sicurezza dell'approvvigionamento e sarebbe stato indispensabile per il conseguimento degli obiettivi dell'UE in materia di energia e di clima per il 2030. 

Inoltre, sempre il Parlamento di Strasburgo, attraverso varie Risoluzioni che in questa sede richiameremo sinteticamente, ha espresso il proprio sostegno alle misure proposte dalla Commissione nel Pacchetto sull'Energia pulita per gli europei. 

Vale la pena, in tal senso, ricordare la Risoluzione del 6 febbraio 2018, con la quale il Parlamento Europeo ha adottato un serie di raccomandazioni non legislative formulate dalla commissione per l'industria, la ricerca e l'energia volte a incentivare l'innovazione energetica migliorando la partecipazione attiva dei cittadini ed eseguendo una pianificazione di lungo termine per l'assegnazione delle risorse. 

Ancora, il 17 gennaio 2018 il Parlamento ha fissato nuovi obiettivi vincolanti in materia di efficienza energetica ed utilizzo di energie rinnovabili da conseguire entro il 2030. I deputati hanno espresso il loro sostegno a favore della riduzione del 40 % del consumo di energia dell'Unione entro il 2030 e dell'obiettivo di una quota di energia da fonti rinnovabili pari ad almeno il 35 %.

Al di là degli obiettivi, tuttavia, molti analisti concordano sul fatto che lo stato dell’indipendenza e della sicurezza energetica europea sia destinato a peggiorare,  a causa della prevista diminuzione della capacità produttiva comunitaria, con risorse in via di esaurimento. Rinforzare l’indipendenza energetica europea significa, innanzitutto, per molti Paesi europei, rendersi indipendenti da Mosca. La Polonia sta tentando di farlo: è recente l’annuncio di un accordo con gli USA per la fornitura di GNL. L’accordo sarà valido dal 2022 per 24 anni e secondo le dichiarazioni rilasciate dal CEO di PGNiG, azienda O&G polacca di proprietà pubblica, il prezzo di importazione del gas USA sarà del 20/30% più economico di quello importato dalla Russia.

Quale, in questo scenario, il possibile ruolo dell’Italia? Il nostro Paese è un (forte) importatore netto di gas e la dipendenza energetica a cui sopra accennavo è, nello specifico, la più alta mai raggiunta nell’ultimo decennio. 

Il gas rappresenta la principale fonte impiegata per la copertura della domanda energetica nazionale. Naturale che una situazione del genere possa diventare, in termini economici e strategici, problematica. 

Nei primi nove mesi del 2018, l’Italia ha addirittura superato la Turchia nelle forniture di gas dalla Russia. E se questo fa riflettere sui buoni rapporti tra Italia e Russia, non risolve il problema della dipendenza, poiché Mosca copre il 40% del fabbisogno nazionale, l’Algeria il 25% e la Libia il 6%. Dal Qatar arriva, invece, gran parte del gas naturale liquido. 

Il 10 novembre 2017 il Governo italiano ha firmato il decreto di adozione della Strategia Energetica Nazionale 2017 (SEN), in cui sono descritti gli obiettivi programmatici della politica energetica del Paese fino al 2030. In sintesi, nel documento si auspica un allineamento dei prezzi energetici italiani a quelli europei; una de-carbonizzazione del sistema energetico nazionale, in linea con gli obiettivi di lungo termine fissati nell’Accordo di Parigi. Un impegno rigoroso nel migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento e delle forniture dei prodotti energetici dall’estero.

Tra i partner europei, l’Italia gode di un vantaggio geo-politico non indifferente: se è vero che la Strategia Europea di Sicurezza energetica prevede anche la creazione di un hub gasiero, nell’Europa meridionale, è altrettanto vero che l’Italia potrebbe legittimamente mostrare l’ambizione di ricoprire tale ruolo. 

Ciò permetterebbe in primo luogo di allineare i costi energetici italiani a quelli europei. Ma la scelta dell’Italia come hub europeo meridionale potrebbe essere favorita non solo dall’arrivo previsto del gas azero attraverso il gasdotto TAP ma anche, in prospettiva, dal gas proveniente dal giacimento “Zohr” scoperto dall’ENI nelle acque egiziane del Mar Mediterraneo Orientale e dagli altri giacimenti scoperti nelle acque israeliane, cipriote e libanesi. Altra opera strategica potrebbe essere il gasdotto ITGI Poseidon, in fase di autorizzazione.

L’obiettivo, molto ambizioso, presuppone, per l’Italia, una grande capacità distributiva che il solo gasdotto TAP non potrebbe garantire. Occorre mostrare decisione anche sui tavoli Comunitari per scongiurare iniziative di singoli Stati che - si veda, ad esempio, il contestato progetto del gasdotto Nord Stream II, che permetterebbe alla Germania di diventare il più importante punto di entrata del gas russo in Europa - ambiscono a diventare l’hub gasiero principale dell’Europa a dispetto degli impegni assunti. La sicurezza energetica, in altre parole, deve passare anche dall’utilizzo delle  rotte da Sud Est.

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