Atlantis 1/2019

Atlantis 1/2019 - ATLANTIS

 

Il PRIMO numero di Atlantis del 2019 (PRIMAVERA), dedica il Dossier al tema dell'ACQUA.

Nel 2019 continuerà l'appuntamento con i grandi eventi storici degli anni terminanti in nove.

Prosegue in questo numero, la rubrica su Mondo e Malattie con la Legionellosi.

ll Focus paese, a firma Domenico Letizia, è dedicato al Porto di Baku.

Prosegue anche in questo numero la collaborazione permanente con la testata Report Difesa diretta dal collega Luca Tatarelli. Ai temi delle relezioni internazionali, del commercio estero, dei diritti umani e della geopolitica aggiungerà temi importanti nell'ambito degli affari internazionali quali la difesa e la sicurezza. 

Dal prossimo iniezierà la prestigiosa collaborazione con il Circolo di Studi Diplomatici di Roma.

 

Elogio della mediazione

Elogio della mediazione - ATLANTIS

Editoriale

Elogio della mediazione

La chiamiamo classe media e tutti pensiamo al dream americano e al sogno di elevare socialmente ed economicamente - soprattutto con l’istruzione e l’ascensore sociale costituito dal merito e dalla sana competizione - il maggior numero possibile di uomini e donne in un Paese e nel Mondo. È l’ambizioso progetto che si è posto, come capofila per tutti, l’Occidente. È la responsabilità che si è presa la politica liberale e democratica del ‘900. Ed è una responsabilità che dovrebbero essersi prese le classi dirigenti: politiche, economiche e intellettuali. Tutte insieme. Unite al motto: non lasciare indietro nessuno. È la responsabilità dei ricchi verso i poveri; degli intellettuali verso i meno colti e istruiti e dei politici eletti verso i rappresentati elettori. Chi non rammenta l’apologo di Menenio Agrippa che paragonò una società umana funzionante ad un corpo umano in salute? Tuttavia, se la sua mediazione sull’Aventino nel 494 ac e nella lotta tra patrizi e plebei romani, si rivelò vincente, non sempre questi successi accadono. La storia non ha un corso determinato e il progresso (o il regresso) è frutto di scelte individuali (e poi collettive) razionali e positive o irrazionali e negative. La globalizzazione - fenomeno non certo nuovo e sconosciuto - che ha accompagnato l’evoluzione storica degli ultimi decenni, ha certamente messo in subbuglio l’ordine sociale dei vari Paesi prima e quello internazionale come conseguenza. La questione era prevista e poteva e doveva essere governata meglio. La crisi economica ha messo in discussione molti assetti delle nazioni organizzate secondo lo schema della società aperta, naturalmente cominciando dal basso (come sempre capita) ma gli effetti sono stati differenti nei tempi in ragione del fatto che alcuni Paesi erano organizzati in modi più efficienti e/o flessibili ed altri (come l’Italia) molto meno. Dopo un decennio abbondante, le ferite sono ancora più o meno aperte. Considerare che la globalizzazione abbia comportato un miglioramento di vita per alcune centinaia di milioni di persone sul pianeta, non conforta molto chi ha perso il lavoro e chi ha un potere di acquisto inferiore al passato e una qualità della vita inferiore con prospettive non allettanti. Il disagio è evidente ovunque altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno Trump negli Stati Uniti d’America e la crescente carica (rivoluzionaria e distruttiva) del populismo & sovranismo in Europa. La perdita di efficacia rappresentativa dei partiti politici (e dei sindacati tradizionali) è più che evidente. La mediazione sociale è diventata pertanto difficile (ma non impossibile). Il 2019 - tra le tante scadenze - ci vede all’appuntamento con il rinnovo del Parlamento europeo e con la cosiddetta e sciagurata Brexit. All’orizzonte, si intravedono le sirene di almeno un paio di  alternative all’idea liberal-democratica: l’autoritarismo e il giustizialismo. Sia l’una che l’altra, hanno una inevitabile conseguenza: l’autocrazia, la tirannide, il dispotismo e il totalitarismo.

Il supposto scontro di élites contro popolo trova già un ostacolo definitorio del secondo termine. Mentre sul primo non ci sono dubbi. Il problema è non virare su una chimera oligarchica, ma assegnare comunque a chi di dovere il proprio difficile compito. Menenio Agrippa cercasi. 

 

 

Focus Paese: Il Porto di Baku

Focus Paese: Il Porto di Baku - ATLANTIS

Azerbaigian e il Porto di Baku

 

Il Porto di Baku tra avanguardia tecnologica e tutela del mare.

Domenico Letizia

Il Porto di Baku, Azerbaigian, è il più antico del Mar Caspio. Il Porto è da qualche anno al centro dell’attenzione mediatica, anche degli analisti occidentali, per l’importanza dei suoi lavori che guardano con interesse alla creazione di un hub commerciale-tecnologico e una notevole attenzione alla tutela dell’ecosistema e del patrimonio liquido. 

Uno scalo marittimo che vanta un’esistenza che ha attraversato molti periodi storici, contribuendo in modo significativo al rafforzamento della regione anche nel corso dei secoli scorsi. Storicamente, il Porto di Baku, costruito nel 1902, ha svolto la funzione di collegamento tra Oriente e Occidente, affiancando l’antica e sempre attuale Via della Seta, e il corridoio di trasporto Nord-Sud che collega il Nord Europa, alla Russia al Medio Oriente e all’Asia meridionale. L’Azerbaigian, ottenuta l’indipendenza nel 1991, dopo il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ha deciso di rivedere la posizione del proprio Porto proponendo di trasferirlo a circa 70 km a sud della capitale, vicino alla piccola città di Alyat. Il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha stabilito tra le priorità del Governo, che da qualche anno punta alla diversificazione economica come ulteriore slancio dell’economia nazionale, il rilancio del Porto di Baku come progettualità strategica fondamentale per l’intensificare l’import e l’export del paese. La zona di Alyat assume un ruolo fondamentale nel trasporto internazionale e per la catena di approvvigionamento eurasiatica che si concentra in Azerbaigian. Un forte mercato e una solida rete logistica nazionale e regionale sono la base fondamentale del progetto, con l’introduzione di una Free Trade Zone, dai diversi aspetti, quali il deposito per gli autoveicoli e i camion e il centro logistico internazionale e nazionale in una superficie di 100 ettari.

 La realizzazione del porto rappresenta un ulteriore modo per proseguire gli sforzi di diversificazione dell’economia attenuandone la vulnerabilità rispetto alla volatilità dei mercati petroliferi. In tal senso la diversificazione è importantissima dando priorità ai settori, strategici, dei trasporti e della logistica. Il porto è inoltre metafora della capacità del Paese di saper utilizzare abilmente le proprie risorse industriali ad alto valore aggiunto e anche umane, altamente qualificate. Ciascun professionista coinvolto nel gruppo di lavoro offre la propria esperienza professionale al progetto e il proprio know-how. Degno di nota è in questo senso l’accordo stretto con la SMRT International Pte Ltd e con la Ectivise Solutions Pte Ltd di Singapore che garantisce la cooperazione tecnica con le due società le quali sostengono il piano di costruzione del porto, attraverso la previsione di nuove tecnologie e di soluzioni innovative a beneficio delle attività del sito e della Zona di libero scambio. Va ribadita anche l’attenzione dedicata alla promozione di un progetto ecosostenibile, avviando una progettualità che non sia dannosa per le acque del mare e per l’ecosistema locale. 

Da un punto di vista ambientale, il progetto utilizza le più moderne e innovative pratiche ambientali. Non a caso il nuovo porto è definito “Porto Verde” proprio perché prevede l’impiego di tecnologie all’avanguardia capaci di risolvere alcuni fra i ben noti effetti collaterali delle manovre industriali fra cui, produzioni di gas serra, inquinamento dell’aria e dell’acqua. Il nuovo porto è a basso consumo energetico con un’impronta carbonica minima. Un alto valore ecologico poiché promuove un migliore impiego delle risorse che devono essere il più possibile riutilizzate e quindi non sprecate. Tentiamo di comprendere meglio le potenzialità ecologiche del sito portuale. 

Il Porto è progettato per consentire la gestione, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti generati durante il lavoro quotidiano delle attività del porto. La sua sostenibilità è concepita per ottenere continui benefici ambientali, sociali ed economici attraverso la trasformazione e il recupero delle risorse, senza dimenticare la drastica riduzione dei rifiuti. Il nuovo porto di Baku ha ottenuto, un successo celebrato dalle istituzioni locali, la certificazione ISO 14001, del 2015, che monitora i requisiti di gestione ambientale con basso impatto per il patrimonio ecologico locale. 

Il “Port of Baku” intende divenire il principale operatore, tra i “Porti Verdi”, in termini di efficienza e sostenibilità, grazie alla promozione di tre programmi ecologici sostenuti dall’autorità portuale, finalizzati a proteggere la comunità locale, le acque del mare e le operazioni di scarico. Tale programma comprendere la gestione dei rifiuti, il trattamento delle acquee reflue e la lavorazione degli scarti petroliferi.  Gli attuali sistemi di gestione per la sicurezza ambientale del Porto sono certificati e accreditati, presso numerose strutture internazionali come EcoPort, soddisfacendo i requisiti minimi stabiliti dalle autorità europee. 

Nel corso del 2019, il Porto otterrà la Certificazione PERS, per la revisione ambientale. Analizzando la metodologia con cui vengono trattate le acque reflue, il porto è dotato di cinque moduli con filtro. Ogni modulo ha la capacità di filtrare, quotidianamente, 500 metri cubi di acqua di scarico sia dalle navi che della struttura portuale in generale. Il sistema è completamente automatizzato e prevede un consumo elettrico minimo, essendo progettato sulla piattaforma tecnologica denominata Rotating Biological Contractor (RBC). Ancora più importante è il trattamento riservato ai rifiuti petroliferi. L’acqua filtrata, utilizzata per le lavorazioni petrolifere, viene riutilizzata per il lavaggio delle strutture logistiche come i magazzini e l’olio accumulato dal filtraggio è utilizzato per la produzione di asfalto e per la pavimentazione stradale. Il sistema è composto da tre serbatoi con una capacità totale di 900 metri cubi. Altra novità interessante è l’ubicazione dell’edificio amministrativo dell’impianto portuale. 

La struttura è rivestita con materiale non inquinante, immersa nel verde con un sistema di recupero e riciclo dell’acqua piovana, con un sistema di monitoraggio per la ventilazione e un impianto di sistema tecnologico utilizzato per l’ottenimento del risparmio energetico. E’ importante ricordare anche l’impegno italiano nella progettazione dei sistemi di sicurezza del Porto.  Alla fine del 2016, la DBA Group, società italiana di consulenza tecnologica specializzata nella connettività delle reti e nelle soluzioni a supporto del ciclo di vita delle infrastrutture, era stata chiamata a sviluppare un software per la gestione delle operazioni logistiche per il Porto. Tale progettualità ha consentito l’avvio e lo sviluppo di una piattaforma telematica per la completa automazione della movimentazione delle merci in transito nel nuovo porto, consentendo, inoltre, l’integrazione tra gli attori della comunità logistica portuale e la trasmissione della documentazione commerciale e doganale delle merci trasportate lungo la via della seta tra Est ed Ovest, il tutto all’insegna dello sviluppo ecosostenibile e inseguendo il risparmio energetico. Il software Port-Line risponde infatti all’esigenza del governo azerbaigiano di creare una e-platform moderna con funzioni di Hub per facilitare i flussi commerciali da e verso Russia, Iran, Georgia, Turchia, Kazakistan e il Turkmenistan, con basso impatto ambientale sul Mar Caspio e il Mar Nero. DBA Group, oltre ai moduli Port Community System (PCS) e ai sistemi di Terminal Operations (TOS), ha sviluppato per il Porto di Baku anche una parte della progettazione architettonica del primo edificio per gli uffici operativi. Altra curiosità tecnologica a basso impatto ambientale è la costruzione delle gru pesanti presenti nell’impianto. Le gru sono di fabbricazione tedesca, della società Ardelt, con un sistema di gestione intelligente dell’energia elettrica. Con tale sistema si prevede un risparmio energetico fino al 30% rispetto ai normali sistemi elettrici portuali. 

A livello regionale il nuovo porto si pone a una distanza ottimale dai principali mercati euroasiatici: circa 200 km dal mercato iraniano, 250 km circa da quello russo, 1000 km da quello turco. Il progetto promosso dal governo dell’Azerbaigian mira a far diventare il nuovo porto un hub logistico, importante, al centro del crocevia del Caucaso, capace di ampliare gli interscambi commerciali ed economici e le opportunità di investimento verso l’Europa e gli altri Paesi dell’area, senza dimenticare l’importanza dell’ecosostenibilità delle strutture logistiche dell’area. 

 

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