L’UE alle strette e l’Italia arranca: il problema dell’autonomia energetica nel Vecchio Continente / The EU is cornered and Italy is struggling: the problem of energy autonomy in the Old Continent

Quella dell'Unione Europea è una delle maggiori economie al mondo, e purtroppo anche una di quelle a maggiore dipendenza energetica. Se prendiamo in esame il grado di dipendenza dalle importazioni energetiche gli Stati Uniti sono praticamente autosufficienti, la Cina dimostra un grado di dipendenza del 20% mentre l'UE ha un valore del ben 58,3%. In pratica siamo per quasi il 60% dipendenti dall'estero per il fabbisogno energetico comunitario. Ciò non è assolutamente favorevole per la costruzione di una politica di "potenza" da parte dell'UE, anche perché l'economia stessa è condizionabile da eventi geopolitici che possono modificare il reperimento energetico in peggio, come per esempio il caso della guerra russo-ucraina. Il sesto MED & Italian Energy Report, uno studio realizzato dall'ESLenergycenter Lab del Politecnico di Torino, mostra chiaramente che un elevato livello di dipendenza energetica espone i paesi membri UE ad una maggiore volatilità dei prezzi sui mercati internazionali, determinando così un peggioramento della competitività rispetto ai paesi semi o in toto autosufficienti. Tuttavia bisogna considerare alcuni fattori di cambiamento come il miglioramento della capacità produttiva interna, grazie soprattutto alla crescita delle rinnovabili. Basti pensare infatti che nella produzione di elettricità, il carbone è diminuito drasticamente nel mix energetico totale, partendo da un 32% del 2000 fino ad un 12% negli ultimi anni. Ma le vere protagoniste attualmente sono le rinnovabili: dal 15% dei primi del 2000 sono giunte ad una componente del 45% nel mix energetico europeo secondo gli ultimi dati disponibili. Tra i paesi europei più all'avanguardia su questo piano troviamo la Spagna. Ad oggi il Regno spagnolo presenta le migliori condizioni di crescita economica dell'area UE e ciò dipende in parte anche dalla scelta energetica operata da questo paese: l'autosufficienza della Spagna a livello energetico si è accresciuta di molto anche grazie all'alto peso che le rinnovabili hanno nel mix energetico spagnolo (si arriva al 51% dell'energia proveniente da fonti rinnovabili nel 2023, l'indice più alto in tutta Europa). Dall'altro lato, la mancanza di un mix di questo tipo ha portato invece la Germania, conosciuta da sempre come la "locomotiva d'Europa", ad andare incontro a difficoltà economiche a causa della sua dipendenza da fonti fossili come il carbone (in forte diminuzione ma ancora ad un 26% del totale del mix) e il gas naturale, quest'ultimo ottenuto a basso costo tramite gli accordi con la Russia risalenti all'era Merkel. In tutto questo però la peggiore nel panorama europeo è proprio l'Italia. Il bel paese, secondo i più recenti dati offerti da Terna, ha soddisfatto il 42,5% del fabbisogno di energia elettrica tramite fonti non rinnovabili, e ad oggi detiene il maggior grado di dipendenza energetica in Europa, con un valore pari al 74,8%, cioè ben sopra la media UE. C'è anche da dire che tale valore è calato di almeno tre punti percentuali rispetto ai dati del 2019 (e sta ancora calando) mentre il valore di richiesta di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili è giunto al 41,2%, cioè il massimo di sempre. Inoltre all'inizio dei prelievi di novembre 2024 si è raggiunto un livello di riempimento degli stoccaggi di gas di quasi il 99% oltre la media europea, potendo così garantire delle riserve di copertura contro rischi ulteriori. Nonostante tutto vi è comunque un forte divario da colmare il prima possibile tra gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) entro il 2025 e il 2030, con quote di reperimento da fonti rinnovabili previste rispettivamente del 48% e del 65%, e l'andamento attuale.
LA QUESTIONE DEL GAS NATURALE: UE SCHIACCIATA TRA USA E RUSSIA
Ai giorni d'oggi l'approvvigionamento energetico sta alla base della competitività globale. La situazione geopolitica attuale ha provocato, nel caso europeo, la necessità di rivolgersi ad altri competitor alternativi alla Russia sul mercato energetico, diversificando così le forniture. È il caso di paesi come Norvegia, Algeria e Azerbaigian. Le relazioni con quest'ultimo in particolare sono altalenanti: il regime di Aliyev continua infatti a mantenere proficui rapporti con la Russia di Vladimir Putin mentre la questione dell'invasione del Nagorno Karabakh continua a sollevare interrogativi etici per l'UE nello svolgere affari con l'Azerbaigian. Inoltre c'è da considerare che, nonostante si sia registrato negli ultimi periodi un forte incremento del flusso di gas proveniente dall'Azerbaigian, il mercato europeo è tradizionalmente e strutturalmente orientato al gas naturale liquefatto, come dimostrano gli ingenti investimenti in rigassificatori per ottenere le quote esportate da USA, Qatar e Paesi dell'Africa sub-sahariana. Per quanto riguarda il Qatar, gli scontri nel Mar Rosso legati alla questione israelo-palestinese (inserita nel più grande conflitto arabo-israeliano) hanno allungato le catene di fornitura degli approvvigionamenti energetici di gas, con una durata media dei viaggi delle metaniere passata da 18,5 giorni nel 2023 a 39,7 giorni nell'aprile 2024. Per quanto concerne gli Stati Uniti invece è da notare come il passaggio all'amministrazione Trump abbia posto tra gli obiettivi economici di primaria importanza l'aumento delle esportazioni di gas naturale liquefatto, il quale sarebbe da destinare soprattutto ai Paesi europei. D'altro canto è risaputo fin dal suo primo mandato che Trump ha sempre voluto rafforzare il settore e togliere dal mercato europeo uno dei maggiori concorrenti a livello mondiale degli USA, ossia la Russia. Basti pensare che durante l'invasione ucraina e, nonostante la risposta delle sanzioni occidentali, la Russia è rimasta un attore chiave nei rifornimenti energetici sul mercato europeo, con addirittura un aumento del 23% a gennaio 2024. Negli ultimi anni pre-conflitto russo-ucraino la competizione energetica tra i colossi americano e russo si è intensificata a tal punto che nel 2023 gli Stati Uniti sono diventati i maggiori esportatori di GNL al mondo, con principali destinatari proprio i paesi europei.
LA STRATEGIA EUROPEOMEDITERRANEA PER IL RAGGIUNGIMENTO DELL'AUTONOMIA
ENERGETICA La decisione di aumentare la quota americana di GNL in Europa da parte di Trump fa parte di quella "guerra del gas" che si sta svolgendo proprio ora sul suolo europeo, vedendo il Vecchio continente in una netta posizione di svantaggio strategico. Nonostante tutto questo, vi è un dato che può forse venire letto positivamente, ossia il trend di declino dei consumi di gas in Europa. Dai dati si evince infatti come la domanda di gas sia calata del 13,3% nel 2022 fino ad arrivare ad un calo del 7,4% nel 2023, prospettando quindi nel futuro prossimo necessità di consumo sempre minori, anche grazie alla variazione del mix energetico e ai risparmi imposti negli ultimi anni. C'è da dire che, pur con la relativa opportunità di staccarsi definitivamente dai rifornimenti russi, l'Unione Europea non può pensarsi dipendente da americani o azeri, tenendo in conto soprattutto i costi non indifferenti della realizzazione di un sistema di stoccaggio e trasporto sottomarino di gas nel Mar Nero, e non scordando il prezzo ben più salato che il gas norvegese o il GNL americano hanno rispetto a quello di provenienza siberiana. Il futuro dell'autonomia energetica in Europa deve pensarsi sui fattori di efficienza produttiva e sostenibilità ambientale: l'esempio della Spagna per le rinnovabili e della Francia per il nucleare fanno da capofila in tale ambito. La diversificazione dei fornitori di fonti fossili, la graduale riduzione di queste per mezzo dell'integrazione di fonti rinnovabili innovative e un piano generale per aiutare tutti i paesi dell'area UE a raggiungere gli obiettivi di autonomia energetica assieme devono essere i punti focali di una "grande strategia europea" per il futuro. Ultima ma non meno importante, bisogna considerare l'importanza strategica di un dialogo inter-energetico tra Europa e Africa, tra i Paesi euromediterranei e l'area nordafricana, soprattutto per quanto concerne gli investimenti per la produzione da fonti rinnovabili come l'idrogeno verde. Secondo alcuni calcoli basterebbe addirittura meno dell'1% della superficie dei paesi della costa meridionale per generare sufficiente elettricità per soddisfare sia la domanda futura sia per esportare gli eccessi ai paesi delle altre sponde. La strategia per il conseguimento dell'autonomia energetica e dunque di una nuova ripresa economica per l'UE passa necessariamente per il Mediterraneo.
GIAMPIERO BRAIDA
The EU is cornered and Italy is struggling: the problem of energy autonomy in the Old Continent

The European Union is one of the largest economies in the world, and unfortunately also one of the most energy-dependent. If we examine the degree of dependence on energy imports, the United States is practically self-sufficient, China demonstrates a degree of dependence of 20% while the EU has a value of 58.3%. In practice we are almost 60% dependent on foreign countries for the community's energy needs. This is absolutely not favorable for the construction of a "power" policy by the EU, also because the economy itself can be conditioned by geopolitical events that can change energy procurement for the worse, such as the case of the Russian-Ukrainian war. The sixth MED & Italian Energy Report, a study carried out by the ESL-energycenter Lab of the Polytechnic of Turin, clearly shows that a high level of energy dependence exposes EU member countries to greater price volatility on international markets, thus determining a worsening of competitiveness compared to semi- or fully self-sufficient countries.However, some factors of change must be considered such as the improvement of internal production capacity, thanks above all to the growth of renewables. In fact, just think that in the production of electricity, coal has decreased drastically in the total energy mix, starting from 32% in 2000 up to 12% in recent years. But the real protagonists currently are renewables: from 15% in the early 2000s they have reached a component of 45% in the European energy mix according to the latest available data. Among the most advanced European countries on this level we find Spain. To date, the Spanish Kingdom presents the best economic growth conditions in the EU area and this also partly depends on the energy choice made by this country: Spain's energy selfsufficiency has increased greatly also thanks to the high weight that renewables have in the Spanish energy mix (51% of energy coming from renewable sources in 2023, the highest index in all of Europe). On the other hand, the lack of a mix of this type has instead led Germany, which has always been known as the "locomotive of Europe", to encounter economic difficulties due to its dependence on fossil sources such as coal (in sharp decline but still at 26% of the total mix) and natural gas, the latter obtained at low cost through agreements with Russia dating back to the Merkel era. In all of this, however, the worst in the European panorama is Italy itself. The beautiful country, according to the most recent data offered by Terna, has satisfied 42.5% of its electricity needs through non-renewable sources, and today has the highest degree of energy dependence in Europe, with a value equal to 74.8%, i.e. well above the EU average. It must also be said that this value has dropped by at least three percentage points compared to 2019 data (and is still decreasing) while the value of demand for electricity from renewable sources has reached 41.2%, i.e. the highest ever. Furthermore, at the start of withdrawals in November 2024, a gas storage filling level of almost 99% above the European average was reached, thus being able to guarantee hedging reserves against further risks. Despite everything, there is still a strong gap to be filled as soon as possible between the objectives set by the National Integrated Energy and Climate Plan (PNIEC) by 2025 and 2030, with quotas of procurement from renewable sources expected to be 48% and 65% respectively, and the current trend.
THE NATURAL GAS ISSUE: EU SQUEEZED BETWEEN USA AND RUSSIA
Nowadays, energy supply is the basis of global competitiveness. The current geopolitical situation has caused, in the European case, the need to turn to other alternative competitors to Russia on the energy market, thus diversifying supplies. This is the case of countries such as Norway, Algeria and Azerbaijan. Relations with the latter in particular are fluctuating: the Aliyev regime continues to maintain profitable relations with Vladimir Putin's Russia while the issue of the invasion of Nagorno Karabakh continues to raise ethical questions for the EU in carrying out business with Azerbaijan. Furthermore, it must be considered that, although there has been a strong increase in the flow of gas from Azerbaijan in recent periods, the European market is traditionally and structurally oriented towards liquefied natural gas, as demonstrated by the huge investments in regasifiers to obtain the quotas exported from the USA, Qatar and sub-Saharan African countries. As for Qatar, the clashes in the Red Sea linked to the Israeli-Palestinian issue (part of the larger Arab-Israeli conflict) have lengthened the supply chains of gas energy supplies, with the average duration of methane tanker journeys increasing from 18.5 days in 2023 to 39.7 days in April 2024. As regards the United States, however, it should be noted that the transition to the Trump administration has placed the increase in exports of liquefied natural gas among the economic objectives of primary importance, which should be destined above all to European countries. On the other hand, it has been known since his first mandate that Trump has always wanted to strengthen the sector and remove one of the USA's major global competitors, namely Russia, from the European market. Suffice it to say that during the Ukrainian invasion and, despite the response of Western sanctions, Russia remained a key player in energy supplies on the European market, with an increase of 23% in January 2024. In the last years before the Russian-Ukrainian conflict, energy competition between the American and Russian giants has intensified to such an extent that in 2023 the United States became the largest exporter of LNG in the world, with the main recipients being European countries.
THE EUROPEANMEDITERRANEAN STRATEGY FOR ACHIEVING ENERGY AUTONOMY
Trump's decision to increase the American share of LNG in Europe is part of that "gas war" that is taking place right now on European soil, seeing the Old Continent in a clear position of strategic disadvantage. Despite all this, there is one piece of data that can perhaps be interpreted positively, namely the declining trend in gas consumption in Europe. In fact, the data shows how the demand for gas fell by 13.3% in 2022 until reaching a drop of 7.4% in 2023, thus predicting increasingly lower consumption needs in the near future, also thanks to the change in the energy mix and the savings imposed in recent years. It must be said that, despite the relative opportunity to definitively detach itself from Russian supplies, the European Union cannot consider itself dependent on Americans or Azerbaijanis, especially taking into account the considerable costs of creating a submarine gas storage and transport system in the Black Sea, and not forgetting the much higher price that Norwegian gas or American LNG have compared to that of Siberian origin. The future of energy autonomy in Europe must be thought about the factors of production efficiency and environmental sustainability: the example of Spain for renewables and France for nuclear are the leaders in this area. The diversification of suppliers of fossil fuels, the gradual reduction of these through the integration of innovative renewable sources and a general plan to help all countries in the EU area to achieve the objectives of energy autonomy together must be the focal points of a "grand European strategy" for the future. Last but not least, we must consider the strategic importance of an inter-energy dialogue between Europe and Africa, between the Euro-Mediterranean countries and the North African area, especially with regards to investments in production from renewable sources such as green hydrogen. According to some calculations, even less than 1% of the surface area of the southern coast countries would be enough to generate enough electricity to satisfy both future demand and to export the excess to the countries on the other shores. The strategy for achieving energy autonomy and therefore a new economic recovery for the EU necessarily passes through the Mediterranean.
GIAMPIERO BRAIDA