La centralità della deterrenza nelle dottrine degli Stati nucleari / The centrality of   deterrence in the doctrines of nuclear states

18.03.2025

La deterrenza è un concetto al quale si ispirano, in un modo o in altro, tutti gli Stati che possiedono l'arma nucleare e che sono la Cina, la Francia, il Regno Unito, la Russia, gli Stati Uniti, l'India, Israele, il Pakistan e la Corea del Nord. Di questi nove solo ai primi cinque viene riconosciuto lo status nucleare ai sensi del Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) un accordo cui hanno aderito 190 Stati e cioè la stragrande maggioranza della comunità internazionale. La deterrenza non è un concetto nuovo trattandosi da sempre di una via per scoraggiare un avversario dal ricorrere all'uso della forza mostrando di disporre di una capacità di arrecare costi, danni e sofferenze che, come afferma la Nato, "sarebbero inaccettabili e superiori di gran lunga ai benefici che qualsiasi avversario potrebbe sperare di ottenere". Il solo possesso di una forza credibile, senza ricorrere necessariamente al suo impiego o minaccia, dovrebbe dissuadere un avversario da un'aggressione. Da quando esistono le armi di distruzione di massa (chimiche, biologiche, nucleari), la deterrenza ha acquistato una nuova dimensione ed è entrata a far parte centrale delle dichiarate dottrine militari dei paesi che le posseggono. Ciò vale in particolare per l'arma nucleare considerata come "l'arma suprema" capace di causare danni e sofferenze catastrofici che non hanno precedenti. Tutti ricordano gli effetti devastanti delle due esplosioni nucleari americane che rasero al suolo in un solo colpo le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 e causarono centinai di migliaia di morti. Il ricorso a tale arma estrema venne allora giustificato con lo scopo di accelerare la conclusione della seconda guerra mondiale nell'area asiatica risparmiando le vite di molti soldati americani e consacrando nel contempo gli Stati Uniti come unica super potenza mondiale. Da allora nessuno Stato ha più osato impiegare l'arma nucleare. Gli Stati Uniti riuscirono a mantenere la supremazia atomica per soli 4 anni: nel 1949 l'Unione Sovietica arrivò a sua volta ad effettuare un primo esperimento esplosivo nucleare. Gli Stati Uniti rendono in parte pubblica la propria dottrina nucleare attraverso il "Nuclear Posture Review and Missile Defense Review" la cui ultima versione risale al 2022. In essa si afferma che: "Sino a quando le armi nucleari esisteranno il ruolo fondamentale delle armi nucleari statunitensi sarà quello di dissuadere (deter) un attacco nucleare contro gli Stati Uniti e i nostri alleati e partner. Gli Stati Uniti prenderebbero in considerazione l'uso di armi nucleari solo in circostanze estreme per difendere i propri interessi vitali e quelli dei loro alleati e partner". Nelle grandi linee tale dottrina è rimasta immutata negli ultimi anni ma nei dettagli vi sono state differenze tra un'amministrazione e l'altra. Ad esempio l'amministrazione Obama prese in considerazione a suo tempo la possibile adozione del concetto del "non primo uso dell'arma nucleare" e poi esaminare anche quella della deterrenza come "scopo unico" (sole purpose) delle armi nucleari. Finì per adottare il concetto meno impegnativo della deterrenza come "scopo fondamentale" delle armi nucleari che è attualmente anche adottato dalla Nato. E'  probabile che l'amministrazione Trump modificherà l'attuale dottrina che riflette la visione dell'amministrazione democratica uscente. La Russia è l'unico Stato che si attribuisce un vero e proprio "diritto" all'impiego dell'arma nucleare. Ai tempi dell'Unione Sovietica e sino agli anni novanta, Mosca si atteneva alla dottrina del non primo uso. Essa fu poi abbandonata a causa di una percepita inferiorità militare convenzionale russa rispetto alla NATO. Attualmente la dottrina del Cremlino viene recepita in un documento che prende il nome di "Principi fondamentali della politica statale della Federazione Russa nel campo della deterrenza nucleare". La sua ultima versione risale al 2020. Nel testo si afferma in particolare che: "La Federazione russa considera le armi nucleari esclusivamente come un mezzo di dissuasione, il cui uso è una misura estrema …conserva il diritto di usare armi nucleari in risposta all'uso di armi nucleari e di altri tipi di armi di distruzione di massa (chimiche o biologiche) contro di essa e/o i suoi alleati… e anche in caso di aggressione contro la Federazione Russa con l'uso di armi convenzionali, quando l'esistenza stessa dello Stato è messa sotto minaccia". L'attuale dottrina è in fase di revisione e le nuove misure anticipate dallo stesso Putin vanno nella direzione di un abbassamento della soglia dell'impiego dell'arma nucleare. Nell'attuale rielaborazione si prevede "la possibilità di una  risposta nucleare anche nel caso di un attacco convenzionale quando esso giunga da uno Stato non nucleare che è aiutato (non più alleato) da una potenza nucleare. Tale collaborazione viene considerata come un attacco congiunto da ambedue le parti… Una minaccia critica alla sovranità russa con armi convenzionali sarà sufficiente per una risposta nucleare". Tali emendamenti appaiono fatti "su misura" per consentire di minacciare o addirittura di impiegare dell'arma nucleare contro l'Ucraina che è notoriamente uno Stato non militarmente nucleare che è aiutato (ma non alleato) da alcune potenze nucleari. La minaccia percepita dalla Russia dovrebbe essere ora solamente "critica alla sovranità russa" e non più "esistenziale". Spetterebbe comunque a Mosca decidere sulla criticità o meno di tale minaccia. La Cina non fornisce indicazioni numeriche sul proprio arsenale nucleare. Si calcola che essa disponga oggi di circa 500 testate nucleari, un numero molto inferiore rispetto agli arsenali americani e russi. Pur ispirandosi anch'essa al concetto della deterrenza, essa è l'unica a prendere in considerazione pubblicamente l'ipotesi che la deterrenza possa non funzionare. In tal caso Pechino ricorrerebbe a non meglio precisate "rappresaglie contro la capacità militare, la popolazione e l'economia di un avversario". Nell'ultima versione dottrinale del Libro Bianco sulla Difesa cinese si afferma in particolare che "L'approccio della RPC all'uso della forza nucleare si basa sulla deterrenza dell'Esercito di Liberazione Nazionale di fronte ad un primo attacco nemico e su un "contrattacco" qualora la deterrenza dovesse fallire. L'attuale approccio declaratorio della RPC si incentra dunque sul concetto che Pechino "non impiegherà per prima le armi nucleari in nessun momento e in nessuna circostanza". Ciò include "incondizionatamente" il non impiego o la minaccia di impiego di armi nucleari contro "qualsiasi Stato non dotato di armi nucleari o in zone dichiarate prive di armi nucleari". Da vari anni la Cina propone che il concetto del "non primo uso" sia recepito in un vero e proprio trattato internazionale. Dotato di un numero relativamente ridotto di testate nucleari, il Regno Unito sottolinea che il suo arsenale è quello minimo per essere credi bile ma esso si aggiunge a quello a disposizione della Nato cui Londra fa affidamento. Vista la stretta collaborazione nucleare con gli USA, la dottrina UK sull'impiego è la più vicina a quella americana, semmai sottolineando maggiormente l'ambiguità sulle circostanze in cui se ne prevedrebbe l'impiego. La dottrina nucleare del Regno Unito viene illustrata in un documento denominato "The Integrated Review of Defence and Foreign Policy" che risale, nell'ultima versione, al 2023. Nel testo si afferma che "Londra prenderà in considerazione l'impiego delle sue armi nucleari solo in circostanze estreme di autodifesa, inclusa la difesa degli alleati della NATO". Tutto l'arsenale britannico si trova a bordo di sottomarini: una tipica arma dissuasiva difensiva da secondo impiego. Ciò nonostante il Regno Unito respinge il concetto del non primo uso. È' possibile che il nuovo governo laburista voglia rivedere l'attuale versione del documento adottato dal precedente governo conservatore. Essendo anch'essa una potenza nucleare "minore" la Francia, analogamente al Regno Unito, ha bisogno di affermare con forza la credibilità della sua deterrenza senza esitazioni circa la sua intenzione di impiegare l'arma nucleare qualora fossero in gioco i suoi "interessi vitali". La dottrina del governo è recepita nella Revue nationale stratégique la cui ultima versione risale al 2022. In essa si afferma che: "L'efficacia della politica di deterrenza francese si basa sulla sua credibilità politica, operativa e tecnica". L'obiettivo è quello "di proteggersi da qualsiasi aggressione di origine statale contro i nostri interessi vitali….la deterrenza rimane la garanzia ultima della sicurezza, della protezione e dell'indipendenza della Nazione". Una peculiarità della sua dottrina è la dichiarata dimensione europea degli interessi vitali della Francia e quindi la sua disponibilità di principio ad un dialogo strategico sul nucleare francese con i partner europei interessati. Sono significative le parole del Presidente Macron nel 2020: "Gli interessi vitali della Francia hanno ormai una dimensione europea. In questo spirito, mi auguro che si svilupperà un dialogo strategico sul ruolo della deterrenza nucleare francese nella nostra sicurezza collettiva con quei nostri partner europei che sono pronti a farlo." Parigi non ha sinora dato un seguito concreto a tale disponibilità. In sede ONU i cinque Stati nucleari riconosciuti dal TNP annunciarono nel 1995 unilateralmente l'impegno a non impiegare l'arma nucleare contro i paesi che ai sensi del TNP avevano rinunciato all'arma nucleare. Tale impegno venne recepito dalla Risoluzione 984 del Consiglio di Sicurezza in cui si "prende atto con apprezzamento delle dichiarazioni rilasciate da ciascuno degli Stati dotati di armi nucleari, in cui si forniscono assicurazioni di sicurezza contro l'uso di armi nucleari agli Stati non dotati di armi nucleari che sono parte al Trattato di Non proliferazione delle Armi nucleari". A latere quattro dei cinque Stati nucleari si riservarono di impiegare comunque armi nucleari "contro Stati non militarmente nucleari in caso di invasione effettuata o sostenuta da tale Stato in associazione o alleanza con uno Stato militarmente nucleare". Ciò sta ad indicare che l'arma nucleare potrebbe essere impiegata contro i paesi non nucleari della NATO, tra cui l'Italia. La Cina fu l'unica a non adottare tale riserva In seno alla NATO l'attuale Concetto Strategico è del 2022 e definisce la deterrenza assieme alla difesa come uno dei compiti principali dell'Alleanza. Esso si basa su un mix appropriato di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica, integrate da capacità spaziali e informatiche. Lo "scopo fondamentale della capacità nucleare della NATO è preservare la pace, prevenire la coercizione e dissuadere (deter) l'aggressione. Le armi nucleari sono uniche. Le circostanze in cui la NATO potrebbe dover usare armi nucleari sono estremamente remote... L'Alleanza ha le capacità e la determinazione per imporre costi a un avversario che sarebbero inaccettabili e supererebbero di gran lunga i benefici che qualsiasi avversario potrebbe sperare di ottenere". La "posture" della Nato si ispira, quale principale termine di riferimento, alla dottrina degli Stati Uniti. Ciò non vuol dire che vi sia totale coincidenza tra le due dottrine. Ad esempio ai tempi di Obama la Nato non adottò l'approccio USA che ipotizzava una risposta con armi convenzionali ad un attacco con armi di distruzione di massa diverse da quelle nucleari (chimiche o biologiche). Anche i paesi nucleari non riconosciuti dal TNP, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord, che legalmente costituiscono un gruppo a parte, si sono dotati - individualmente - di proprie dottrine sull'impiego dell'arma nucleare e la deterrenza. La dottrina indiana si basa su una deterrenza "minima" che evidenzia come il Paese abbia voluto attenersi ad una capacità di secondo attacco, per rispondere alle sue specifiche esigenze fondamentali di difesa e sicurezza. Analogamente alla Cina, l'India si ispira dunque al concetto del non primo uso e di conseguenza una guerra nucleare non potrebbe, almeno sulla carta, scoppiare tra esse e ciò nonostante le note rivalità tra i due paesi. L'approccio indiano sulla deterrenza e il non primo uso vale anche nei confronti dell'avversario pakistano che invece non esclude affatto l'impiego per primo dell'arma nucleare e mantiene una voluta ambiguità sulle circostanze in cui impiegherebbe l'arma nucleare. Un influente membro dell'élite militare pakistana, ha indicato di recente che la dimensione della deterrenza nucleare nazionale includerebbe la copertura del raggio "da zero metri a 2750 chilometri" del territorio indiano e cioè di dotarsi di armi nucleari capaci di colpire l'India a partire dalla frontiera tra i due paesi e fino alle sue frontiere orientali. Vi sono ora indicazioni circa una possibile ulteriore accresciuta gittata dei missili pakistani che preoccupa gli stessi americani. Il maggiore vulnus alla non proliferazione nucleare è stata l'incapacità della comunità internazionale di impedire che uno "Stato canaglia" come la Corea del Nord si dotasse a partire dal 2006 dell'arma nucleare. Non solo essa ha costruito da allora un consistente numero di testate e relativi vettori, dichiaratamente capaci di colpire persino gli Stati Uniti, ma ha anche adottato a partire dal 2022 un'aggressiva dottrina di deterrenza nucleare. Ha proclamato l'irreversibilità del suo status nucleare che è stato addirittura recepito nella costituzione, ha stabilito che non esiterebbe ad impiegare per prima l'arma nucleare ed ha annullato per sempre l'impegno adottato con la Corea del Sud di perseguire l'obiettivo della denuclearizzazione della Penisola coreana. Si può dire che il caso di Israele sia "un'eccezione nel quadro delle eccezioni" poiché oltre ad appartenere al piccolo gruppo degli Stati nucleari non riconosciuti dal TNP è l'unico a non dichiarare il suo status nucleare e a non parlare di deterrenza nucleare limitandosi ad affermare enigmaticamente "che non sarà il primo Stato ad introdurre l'arma nucleare nel Medio Oriente". Nonostante questa massima ambiguità e tenendo conto che la sopravvivenza dello Stato ebraico è stata minacciata sin dalle sue origini, si può presumere che il ricorso all'atomica da parte di Israele avverrebbe solo come "ultima ratio" esistenziale.

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 Il concetto della deterrenza nucleare nelle sue varie espressioni ed interpretazioni rimane il filo conduttore degli argomenti degli Stati nucleari per spiegare e giustificare il possesso dell'arma nucleare. A sostegno delle proprie tesi essi sottolineano anzitutto l'importanza del possesso dell'arma nucleare e della deterrenza per assicurare la propria sicurezza. Essi affermano inoltre che proprio grazie alla dissuasione nucleare si è riusciti negli ultimi 80 anni ad evitare che l'arma nucleare venisse impiegata. Sostengono anche di essersi attenuti all'articolo 6 del TNP che prevede l'impegno "a negoziare a breve scadenza la cessazione della corsa agli armamenti nucleari ed il disarmo nucleare" visto che il numero complessivo delle testate nucleari dagli anni '80 ad oggi si è ridotto da circa 60.000 a circa 12.000. Tali argomenti si confrontano da decenni con quelli degli Stati che hanno rinunciato all'arma nucleare i quali rimproverano agli Stati nucleari di non aver ancora effettivamente realizzato le disposizioni dell'articolo 6 del TNP. Pur riconoscendo le riduzioni effettuate negli ultimi decenni, essi obiettano che gli attuali arsenali rimangono comunque più che sufficienti per causare il ritorno del mondo " all'età della pietra". Osservano anche che, se le armi nucleari sono così importanti per la difesa degli "interessi vitali" degli Stati che le posseggono, esse dovrebbero logicamente essere possedute da tutti. Dopo decenni di attesa di reali progressi nel campo del disarmo, una larga parte degli Stati non nucleari hanno finito per negoziare tra loro stessi e a sottoscrivere nel 2017 un nuovo trattato denominato Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW) nel cui preambolo si critica il perdurante mantenimento del concetto della deterrenza nelle dottrine e politiche militari degli Stati nucleari. Oltre alla negazione della deterrenza, il nuovo Trattato prevede la proibizione del possesso, uso, stazionamento, trasferimento dell'arma nucleare. Questa proibizione totale, se applicata, condurrebbe alla fine dell'era nucleare. Per ora essa rimane lettera morta poiché nessuno degli Stati nucleari ha aderito al Trattato. La Santa Sede si trova in prima fila nel sostenere il TPNW ed è stata la prima a sottoscriverlo e a ratificarlo. Nel passato il Vaticano aveva manifestato una certa tolleranza nei confronti del concetto di deterrenza nucleare in quanto strumento per mantenere l'equilibrio strategico e realizzare il disarmo nucleare. Visto però che nel campo del disarmo nucleare non si sono fatti reali progressi, la Santa Sede è giunta alla conclusione che "la deterrenza nucleare spinge allo sviluppo di armi nucleari sempre più nuove, impedendo così un autentico disarmo nucleare". Con l'avvento di Papa Francesco il Vaticano non condanna solo l'uso dell'arma nucleare ma anche il suo possesso. 

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Dopo il bombardamento di Nagasaki nel 1945 le armi nucleari non sono mai più state impiegate. Ciò permette ad alcuni di sostenere che il principio della deterrenza nucleare stia funzionando e che esso andrebbe quindi mantenuto. Altri sostengono invece che la deterrenza non sia una scienza esatta e che non si possa escludere che ciò che si è riusciti ad evitare sinora non possa verificarsi in futuro. Il non impiego di tale arma negli ultimi 80 anni sarebbe dovuto al caso e alla buona fortuna piuttosto che alla deterrenza. Non si possono ignorare i casi in cui il mondo si è trovato sull'orlo della guerra nucleare, Oltre alla drammatica crisi di Cuba nel 1962 vengono ricordate le altre circostanze in cui la NATO ed il Patto di Varsavia si sono trovati ai ferri corti nonché i numerosi incidenti militari in terra mare ed aria tra potenze nucleari che avrebbero potuto sfociare in un conflitto atomico. A ciò si aggiungono gli errori di valutazione di possibili attacchi nucleari registratisi negli ultimi decenni e più di recente le minacce e misure nucleari adottate dalla Russia nel quadro della guerra contro l'Ucraina. Un altro rischio formidabile è quello della proliferazione. Più sono numerosi i paesi che posseggono l'arma nucleare e più elevato sarà il rischio che esse vengano impiegate. Più passa il tempo e più sarà facile ed economico per gli Stati dotarsi dell'arma nucleare. Il fatto che la comunità internazionale non sia riuscita ad impedire l'accesso della Corea del Nord alle armi nucleari è un precedente gravissimo. Uno dei paesi più poveri al mondo riesce, grazie all'arma nucleare, a tenere in scacco le grandi potenze e a trattare da pari a pari con esse. Ciò potrà indurre altri paesi, vedi l'Iran e tanti altri, a seguire la stessa strada. La non-proliferazione rimane assieme alla deterrenza il principale pilastro su cui si fonda la dottrina degli Stati nucleari. Di una possibile banalizzazione dell'arma nucleare farebbero le spese proprio le attuali potenze nucleari che perderebbero così la loro supremazia. Un mondo privo di armi nucleari avvantaggerebbe proprio le attuali potenze nucleari che grazie alla loro superiorità indiscussa in campo convenzionale manterrebbero la loro egemonia. Tutto ciò può apparire utopistico, tuttavia che il possesso dell'arma nucleare non sia irreversibile è stato dimostrato dal Sud Africa che, dopo la fine dell'apartheid, rinunciò alle sue armi nucleari. Così fecero nel 1994 anche il Kazakhstan e - mordendosi oggi le mani - anche l'Ucraina.

CARLO TREZZA 

The centrality of deterrence in the doctrines of nuclear states 


Deterrence is a concept that inspires, in one way or another, all the states that possess nuclear weapons: China, France, the United Kingdom, Russia, the United States, India, Israel, Pakistan and North Korea. Of these nine, only the first five are recognized as having nuclear status under the Nuclear Non-Proliferation Treaty (NPT), an agreement to which 190 states have signed up, i.e. the vast majority of the international community. Deterrence is not a new concept as it has always been a way to discourage an adversary from resorting to the use of force by showing that it has the ability to cause costs, damage and suffering which, as NATO states, "would be unacceptable and far superior to the benefits that any adversary could hope to obtain". The sole possessor of credible force, without necessarily resorting to its use or threat, should dissuade an adversary from aggression. Since weapons of mass destruction (chemical, biological, nuclear) have existed, deterrence has acquired a new dimension and has become a central part of the declared military doctrines of the countries that possess them. This applies in particular to the nuclear weapon considered as the "ultimate weapon" capable of causing unprecedented catastrophic damage and suffering. Everyone remembers the devastating effects of the two American nuclear explosions that razed the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki to the ground in a single blow in 1945 and caused hundreds of thousands of deaths. The use of this extreme weapon was then justified with the aim of accelerating the conclusion of the Second World War in the Asian area, sparing the lives of many American soldiers and at the same time establishing the United States as the only world super power. Since then no state has dared to use nuclear weapons. The United States managed to maintain atomic supremacy for only 4 years: in 1949 the Soviet Union in turn carried out its first nuclear explosive test. The United States partly makes its nuclear doctrine public through the "Nuclear Posture Review and Missile Defense Review" whose latest version dates back to 2022. It states that: "As long as nuclear weapons exist, the fundamental role of US nuclear weapons will be to deter (deter) a nuclear attack against the United States and our allies and partners. The United States would consider using nuclear weapons only in extreme circumstances to defend its vital interests and those of its allies and partners." In broad terms this doctrine has remained unchanged in recent years but in detail there have been differences between one administration and another. For example, the Obama administration at the time took into consideration the possible adoption of the concept of "no first use of nuclear weapons" and then also examined that of deterrence as the "sole purpose" of nuclear weapons. It ended up adopting the less demanding concept of deterrence as the "fundamental purpose" of nuclear weapons which is currently also adopted by NATO. It is likely that the Trump administration will modify the current doctrine that reflects the vision of the outgoing Democratic administration. Russia is the only state that gives itself a real "right" to use nuclear weapons. During the times of the Soviet Union and until the 1990s, Moscow adhered to the no-first-use doctrine. It was later abandoned due to perceived Russian conventional military inferiority to NATO. Currently, the Kremlin's doctrine is implemented in a document called "Fundamental principles of state policy of the Russian Federation in the field of nuclear deterrence". Its latest version dates back to 2020. The text states in particular that: "The Russian Federation considers nuclear weapons exclusively as a means of deterrence, the use of which is an extreme measure…retains the right to use nuclear weapons in response to the use of nuclear weapons and other types of weapons of mass destruction (chemical or biological) against it and/or its allies… and also in case of aggression against the Russian Federation with the use of conventional weapons, when the very existence of the State is put under threat". The current doctrine is being revised and the new measures anticipated by Putin himself go in the direction of lowering the threshold for the use of nuclear weapons. The current revision provides for "the possibility of a nuclear response even in the case of a conventional attack when it comes from a non-nuclear state that is aided (no longer allied) by a nuclear power. Such cooperation is regarded as a joint attack by both sides…A critical threat to Russian sovereignty with conventional weapons will be sufficient for a nuclear response." These amendments appear to be "tailor-made" to allow the threat or even use of nuclear weapons against Ukraine, which is notoriously a non-militarily nuclear state that is aided (but not allied) by some nuclear powers. The threat perceived by Russia should now only be "critical to Russian sovereignty" and no longer "existential". However, it would be up to Moscow to decide whether this threat is critical or not. China does not provide numerical information on its nuclear arsenal. It is estimated that it now has around 500 nuclear warheads, a much smaller number than the American and Russian arsenals. While it is also inspired by the concept of deterrence, it is the only one to publicly consider the hypothesis that deterrence may not work. In this case, Beijing would resort to unspecified "reprisals against an adversary's military capacity, population and economy." In the latest doctrinal version of the White Paper on Chinese Defense it is stated in particular that "The PRC's approach to the use of nuclear force is based on the National Liberation Army's deterrence in the face of an enemy first attack and on a "counterattack" should deterrence fail. The PRC's current declaratory approach therefore centers on the concept that Beijing "will not first employ nuclear weapons at any time and under any circumstances." This includes "unconditionally" not using or threatening to use nuclear weapons against "any non-nuclear-weapon State or in areas declared nuclear-weapon-free." For several years, China has been proposing that the concept of "no first use" be incorporated into a real international treaty. Equipped with a relatively small number of nuclear warheads, the United Kingdom underlines that its arsenal is the minimum to be credible but it is in addition to that available to NATO on which London relies. Given the close nuclear collaboration with the USA, the UK doctrine on use is the closest to the American one, if anything underlining more the ambiguity on the circumstances in which its use would be expected. The United Kingdom's nuclear doctrine is illustrated in a document called "The Integrated Review of Defense and Foreign Policy" which dates back, in the latest version, to 2023. The text states that "London will only consider the use of its nuclear weapons in extreme circumstances of self-defence, including the defense of NATO allies". The entire British arsenal is found on board submarines: a typical second-use defensive deterrent weapon. Nonetheless, the United Kingdom rejects the concept of no-first-use. It is possible that the new Labor government will want to review the current version of the document adopted by the previous Conservative government. Being also a "minor" nuclear power, France, similarly to the United Kingdom, needs to forcefully assert the credibility of its deterrence without hesitations regarding its intention to use nuclear weapons if its "vital interests" were at stake. The government's doctrine is implemented in the Revue nationale stratégique, the latest version of which dates back to 2022. It states that: "The effectiveness of the French deterrence policy is based on its political, operational and technical credibility". The objective is to "protect ourselves from any aggression of state origin against our vital interests... deterrence remains the ultimate guarantee of the security, protection and independence of the Nation". A peculiarity of its doctrine is the declared European dimension of France's vital interests and therefore its availability in principle for a strategic dialogue on French nuclear power with interested European partners. President Macron's words in 2020 are significant: "France's vital interests now have a European dimension. In this spirit, I hope that a strategic dialogue on the role of French nuclear deterrence in our collective security will develop with those of our European partners who are ready to do so." Paris has so far not given a concrete followup to this availability. At the UN, the five nuclear-weapon states recognized by the NPT unilaterally announced in 1995 their commitment not to use nuclear weapons against countries that had renounced nuclear weapons under the NPT. This commitment was reflected in Security Council Resolution 984 which "notes with appreciation the declarations made by each of the nuclear-weapon States providing security assurances against the use of nuclear weapons to non-nuclear-weapon States which are parties to the Treaty on the NonProliferation of Nuclear Weapons". On the sidelines, four of the five nuclear states reserved the right to use nuclear weapons "against non-militarily nuclear states in the event of an invasion carried out or supported by that state in association or alliance with a militarily nuclear state". This indicates that the nuclear weapon could be used against non-nuclear NATO countries, including Italy. China was the only one not to adopt this reservation. Within NATO, the current Strategic Concept dates back to 2022 and defines deterrence together with defense as one of the main tasks of the Alliance. It is based on an appropriate mix of nuclear, conventional and missile defense capabilities, complemented by space and cyber capabilities. The "fundamental purpose of NATO's nuclear capability is to preserve peace, prevent coercion and deter aggression. Nuclear weapons are unique. The circumstances in which NATO might have to use nuclear weapons are extremely remote…The Alliance has the capabilities and determination to impose costs on an adversary that would be unacceptable and would far outweigh the benefits that any adversary could hope to achieve." The "posture" of NATO is inspired, as the main term of reference, by the doctrine of the United States. This does not mean that there is total coincidence between the two doctrines. For example, during Obama's time, NATO did not adopt the US approach which envisaged a response with conventional weapons to an attack with weapons of mass destruction other than nuclear ones (chemical or biological). Even the nuclear countries not recognized by the NPT, India, Pakistan, Israel and North Korea, which legally constitute a separate group, have - individually - equipped themselves with their own doctrines on the use of nuclear weapons and deterrence. The Indian doctrine is based on a "minimum" deterrence which highlights how the country wanted to stick to a second strike capability, to respond to its specific fundamental defense and security needs. Similarly to China, India is therefore inspired by the concept of no first use and consequently a nuclear war could not, at least on paper, break out between them and this despite the well-known rivalries between the two countries. The Indian approach on deterrence and nonfirst use also applies to the Pakistani adversary which does not at all exclude the first use of the nuclear weapon and maintains a deliberate ambiguity on the circumstances in which it would use the nuclear weapon. An influential member of Pakistan's military elite recently indicated that the dimension of national nuclear deterrence would include covering the radius "from zero meters to 2750 kilometers" of Indian territory and that is to equip itself with nuclear weapons capable of hitting India starting from the border between the two countries and up to its eastern borders. There are now indications of a possible further increased range of Pakistani missiles which worries the Americans themselves. The greatest weakness in nuclear non-proliferation has been the inability of the international community to prevent a "rogue state" like North Korea from acquiring nuclear weapons since 2006. Not only has it since then built a substantial number of warheads and related delivery vehicles, declared capable of hitting even the United States, but it has also adopted an aggressive nuclear deterrence doctrine starting from 2022. It proclaimed the irreversibility of its nuclear status which was even incorporated into the constitution, it established that it would not hesitate to be the first to use nuclear weapons and it annulled forever the commitment adopted with South Korea to pursue the objective of denuclearization of the Korean Peninsula. It can be said that the case of Israel is "an exception within the framework of exceptions" since in addition to belonging to the small group of nuclear states not recognized by the NPT, it is the only one not to declare its nuclear status and not to talk about nuclear deterrence, limiting itself to stating enigmatically "that it will not be the first state to introduce nuclear weapons in the Middle East". Despite this maximum ambiguity and taking into account that the survival of the Jewish State has been threatened since its origins, it can be assumed that Israel's resort to nuclear weapons would only occur as an existential "ultima ratio".

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The concept of nuclear deterrence in its various expressions and interpretations remains the underlying theme of the nuclear states' arguments to explain and justify the possession of nuclear weapons. In support of their theses, they first of all underline the importance of possessing nuclear weapons and deterrence to ensure their own security. They also state that it is precisely thanks to nuclear Diplomacy and Geopolitics | Diplomazia e Geopolitica dissuasion that over the last 80 years it has been possible to prevent nuclear weapons from being used. They also claim to have complied with Article 6 of the NPT which provides for the commitment "to negotiate in the short term the cessation of the nuclear arms race and nuclear disarmament" given that the overall number of nuclear warheads from the 1980s to today has reduced from around 60,000 to around 12,000. These arguments have been confronted for decades with those of the states that have renounced nuclear weapons who accuse the nuclear states of not having yet effectively implemented the provisions of Article 6 of the NPT. While acknowledging the reductions made in recent decades, they object that current arsenals still remain more than sufficient to cause the world to return to the "Stone Age". They also note that if nuclear weapons are so important to the defense of the "vital interests" of the states that possess them, they should logically be possessed by all. After decades of waiting for real progress in the field of disarmament, a large part of the non-nuclear states ended up negotiating among themselves and signing a new treaty in 2017 called the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW) whose preamble criticizes the continuing maintenance of the concept of deterrence in the military doctrines and policies of the nuclear states. In addition to the denial of deterrence, the new Treaty provides for the prohibition of the possession, use, stationing and transfer of nuclear weapons. This total ban, if enforced, would lead to the end of the nuclear age. For now it remains a dead letter since none of the nuclear states have joined the Treaty. The Holy See is at the forefront of supporting the TPNW and was the first to sign and ratify it. In the past the Vatican had shown a certain tolerance towards the concept of nuclear deterrence as a tool for maintaining strategic balance and achieving nuclear disarmament. However, given that no real progress has been made in the field of nuclear disarmament, the Holy See has come to the conclusion that "nuclear deterrence pushes the development of ever newer nuclear weapons, thus preventing authentic nuclear disarmament". With the advent of Pope Francis, the Vatican not only condemns the use of nuclear weapons but also its possession. 

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After the bombing of Nagasaki in 1945, nuclear weapons were never used again. This allows some to argue that the principle of nuclear deterrence is working and should therefore be maintained. Others argue, however, that deterrence is not an exact science and that it cannot be ruled out that what we have managed to avoid so far may not happen in the future. The non-use of such a weapon over the past 80 years would have been due to chance and good luck rather than deterrence. We cannot ignore the cases in which the world found itself on the brink of nuclear war. In addition to the dramatic crisis in Cuba in 1962, other circumstances in which NATO and the Warsaw Pact found themselves at loggerheads are remembered as well as the numerous military incidents on land, sea and air between nuclear powers that could have resulted in an atomic conflict. Added to this are the errors in evaluation of possible nuclear attacks recorded in recent decades and more recently the nuclear threats and measures adopted by Russia in the context of the war against Ukraine. Another formidable risk is that of proliferation. The more countries that possess nuclear weapons, the higher the risk that they will be used. The more time passes, the easier and cheaper it will be for states to acquire nuclear weapons. The fact that the international community has failed to prevent North Korea's access to nuclear weapons is a very serious precedent. One of the poorest countries in the world manages, thanks to nuclear weapons, to keep the great powers in check and to deal with them as equals. This could induce other countries, such as Iran and many others, to follow the same path. Nonproliferation remains, together with deterrence, the main pillar on which the doctrine of nuclear states is based. The current nuclear powers would pay the price for a possible trivialization of nuclear weapons and would thus lose their supremacy. A world without nuclear weapons would benefit the current nuclear powers which, thanks to their undisputed superiority in the conventional field, would maintain their hegemony. All this may appear utopian, however, the fact that the possession of nuclear weapons is not irreversible has been demonstrated by South Africa which, after the end of apartheid, gave up its nuclear weapons. Kazakhstan also did the same in 1994 and - biting their hands today - also Ukraine.

CARLO TREZZA