La nuova geografia (e geopolitica) di Donald Trump e Elon Musk /The new geography (and geopolitics) of Donald Trump and Elon Musk

18.03.2025

Il 47esimo Presidente statunitense ha iniziato il suo mandato all'insegna della riscrittura delle mappe. Ma la questione va ben oltre la toponomastica, come spiega Mario Del Pero, docente di Storia internazionale presso SciencePo USA Il mandato presidenziale di Donald Trump è iniziato all'insegna della discontinuità. Che il 47esimo Presidente degli Stati Uniti avesse intenzione di marcare le differenze rispetto al suo predecessore e guidare il Paese all'insegna della discontinuità politica col passato era altrettanto chiaro. Ma che potesse rivoluzionare la geografia fisica era meno prevedibile. Nella sola prima settimana dal ritorno alla Casa Bianca, Trump ha spinto indirettamente milioni di americani - e non - a riprendere in mano le vecchie cartine, per rispolverare le proprie nozioni sugli Stati confinanti. L'idea di poter includere negli Stati Uniti d'America anche Canada e Messico, però, ha una valenza che va oltre la toponomastica. La stessa valutazione vale per il Golfo del Messico stesso, ribattezzato Golfo d'America dal neopresidente e ridefinito tale anche da Google Maps, che nell'arco di poche ore ha adeguato il proprio motore di ricerca. "Abbiamo una prassi consolidata di implementare modifiche ai nomi quando sono stati aggiornati in fonti governative ufficiali", hanno fatto sapere da Mountain View in un post su X. Come spiegato dall'azienda, l'aggiornamento è da intendersi anche per l'intero Geographic Names Information System (GNIS) negli Stati Uniti includendo il monte McKinley in Alaska (già noto monte Denalim), in onore all'ex Presidente William McKinley. Il restyling delle mappe, però, riguarda anche l'altra sponda atlantica, in particolare quella europea con il Canale della Manica, tra Regno Unito e Francia, che secondo Elon Musk dovrebbe chiamarsi Canale George Washington. Il patron di Tesla lo ha scritto sulla piattaforma X, di sua stessa proprietà, senza specificare però i motivi. Diverso il discorso per quanto riguarda un possibile allargamento dei confini statunitensi alla Groenlandia, che sarebbe acquistata dalla Danimarca, senza però essere in vendita. Dopo quella che era sembrata una boutade del Presidente Usa, c'è stata una telefonata tra lo stesso Trump e la premier danese. Secondo il Financial Times la conversazione tra Trump e Frederiksen sarebbe stata "orrenda". "È stato molto deciso. È stata una doccia fredda. Prima era difficile prenderlo sul serio. Ma ora penso che sia una questione seria e potenzialmente molto pericolosa", ha dichiarato un funzionario danese poco prima che il Governo invocasse il sostegno europeo e della NATO. Dopo aver incontrato l'omologo tedesco Olaf Scholz, il francese Emmanuel Macron e il Segretario generale della NATO Mark Rutte, Frederiksen ha dichiarato: "L'Europa sta affrontando una situazione grave, con guerre nel continente e cambiamenti nella realtà geopolitica", aggiungendo: "In momenti come questo, l'unità è fondamentale". Per questo sono stati stanziati 14,6 miliardi di corone (1,95 miliardi di euro) per potenziare la propria presenza militare nella regione artica e nordatlantica. 

MA FINO A PUNTO LE PAROLE DI DONALD TRUMP RAPPRESENTANO UNA PROVOCAZIONE E FIN DOVE, INVECE, È PRONTO A SPINGERSI? 

 "Certamente c'è una componente provocatoria, ma non fine a se stessa. Credo piuttosto che sia funzionale a esercitare delle pressioni su alcuni soggetti per ottenere contropartite, come per la Danimarca", osserva Mario Del Pero, professore di Storia internazionale presso l'Università di SciencePo USA. La Groenlandia, infatti, è un territorio semi-autonomo del Regno di Danimarca, considerato altamente strategico per la sua posizione nel Mar Glaciale Artico e per la ricchezza di risorse naturali nel sottosuolo, come i metalli rari. Se già da tempo risultava appetibile, di fronte ai cambiamenti climatici ci si aspetta che possa diventare ancor più vitale con l'apertura di nuove rotte marittime e possibilità di trivellazione. Non a caso Trump si è mostrato deciso nella convinzione di "riuscire a ottenerla", non escludendo l'impiego di militari in nome di una presunta necessità di difesa nazionale. Dal canto suo l'Europa, dopo un'iniziale risposta in toni dimessi, ha assunto una posizione di maggiore fermezza. Pur non essendo parte del territorio europeo, infatti, la Groenlandia gode di uno status speciale: prevede, ad esempio, l'accesso ai fondi dell'Ue, la libertà di movimento per i suoi cittadini, considerati comunitari, e gode della clausola di difesa reciproca prevista dai trattati dell'UE. L'art. 42.7 stabilisce che tutti gli Stati membri hanno un "obbligo di aiuto e assistenza" se un altro Stato membro è "vittima di un'aggressione armata sul suo territorio", richiamando un assunto analogo contenuto nell'Art. 5 della NATO. Se nel Vecchio Continente cresce la tensione, la situazione ai confini sud degli USA non è migliore, dopo le dure parole dello stesso inquilino della Casa Bianca, rivolte a Panama e alla Colombia. La politicy è la stessa: "Se per la Groenlandia, dove peraltro gli USA hanno già una base, lo scopo potrebbe essere di avere in cambio privilegi frutto di accordi con la Danimarca, simili a quelli che gli Stati Uniti hanno già firmato in modo bilaterale con alcuni Paesi NATO, per il Canale di Panama lo scopo di questa politica assertiva e aggressiva potrebbe essere ottenere per gli Stati Uniti delle tariffe agevolate per il passaggio delle proprie navi. Per questo entrambe appaiono provocazioni funzionali a raggiungimento obiettivi che riflettono uno stile diplomatico poco ortodosso, ma anche più problematico", osserva Del Pero. Lo scopo di riportare il Canale di Panama sotto il controllo statunitense è stato motivato dalla nuova Amministrazione dalla considerazione che "le navi americane sono gravemente sovraccariche e non trattate equamente in alcun modo, misura o forma" e che "la Cina sta gestendo il Canale di Panama". Le preoccupazioni di Washington non sono nuove, dal momento che erano le stesse dell'Amministrazione Biden, che però aveva puntato a coalizzare i Paesi più sviluppati contro la Belt and Road Initiative (la Via della Seta cinese). 

OGGI SI ASSISTE, INVECE, A UN CAMBIO DI PARADIGMA, SPERIMENTATO FIN DAI PRIMI GIORNI DI GUIDA TRUMP ANCHE DALLA COLOMBIA, SUL FRONTE DELLA GESTIONE DEI MIGRANTI.

 Dopo un iniziale "no" all'accoglimento degli cittadini entrati illegalmente negli Usa e dunque destinatari di provvedimenti di espulsione, Bogotà ha dovuto fare marcia indietro, "pena una insostenibile penalizzazione economica per la Colombia in caso di sanzioni al 25%, minacciate da Trump sulle importazioni dal Paese sudamericano", ricorda Del Pero. "Il suo lessico è sempre stato molto forte, ma la portata delle parole non va sottovalutata, specie oggi e specie se si tratta del leader della principale potenza mondiale – sottolinea Del Pero - Trump, infatti, parla sicuramente al suo elettorato, che ama un certo nazionalismo ruvido e un approccio alle relazioni internazionali come fossero un'arena brutale, competitiva, dove ognuno massimizza i propri interessi. Adesso, però, si è aggiunto un linguaggio neoimperialista". Il risultato è una fortissima pressione alla quale sono sottoposti i suoi interlocutori, di fatto "umiliati dalla asimmetria di potere. L'atteggiamento 'virile' e marziale di Trump, senza precedenti, rende fragili e deboli gli avversari", conclude Del Pero. 

ELEONORA LORUSSO

The new geography (and geopolitics) 
of Donald Trump and Elon Musk 

The 47th US President began his term in office under the banner of rewriting the maps. But the issue goes far beyond toponymy, as explained by Mario Del Pero, professor of International History at SciencePo USA Donald Trump's presidential mandate began with discontinuity. That the 47th President of the United States intended to mark the differences compared to his predecessor and lead the country in the name of political discontinuity with the past was equally clear. But that it could revolutionize physical geography was less predictable. In just the first week of returning to the White House, Trump indirectly pushed millions of Americans - and otherwise - to pick up the old maps again, to brush up on their notions about neighboring states. The idea of being able to include Canada and Mexico in the United States of America, however, has a value that goes beyond toponymy. The same assessment applies to the Gulf of Mexico itself, renamed the Gulf of America by the new president and redefined as such also by Google Maps, which adapted its search engine in the space of a few hours."We have a long-standing practice of implementing changes to names when they have been updated in official government sources," Mountain View said in a post on The restyling of the maps, however, also concerns the other side of the Atlantic, in particular the European one with the English Channel, between the United Kingdom and France, which according to Elon Musk should be called the George Washington Channel. The owner of Tesla wrote it on the X platform, which he owns, but without specifying the reasons. The situation is different regarding a possible expansion of the US borders to Greenland, which would be purchased by Denmark, but without being for sale. After what seemed like a joke from the US President, there was a phone call between Trump himself and the Danish prime minister. According to the Financial Times, the conversation between Trump and Frederiksen was "horrendous". "It was very decisive. It was a cold shower. Before, it was difficult to take it seriously. But now I think it is a serious and potentially very dangerous issue," a Danish official said shortly before the government called for European and NATO support. After meeting his German counterpart Olaf Scholz, France's Emmanuel Macron and NATO Secretary General Mark Rutte, Frederiksen said: "Europe is facing a serious situation, with wars on the continent and changes in geopolitical reality," adding: "At times like this, unity is key." For this reason, 14.6 billion crowns (1.95 billion euros) have been allocated to strengthen its military presence in the Arctic and North Atlantic region. 

BUT TO WHAT EXTENT DO DONALD TRUMP'S WORDS REPRESENT A PROVOCATION AND HOW FAR IS HE READY TO GO?

"Certainly there is a provocative component, but not an end in itself. I rather believe that it is functional to exert pressure on some subjects to obtain compensation, such as for Denmark", observes Mario Del Pero, professor of International History at the University of SciencePo USA. In fact, Greenland is a semi-autonomous territory of the Kingdom of Denmark, considered highly strategic due to its position in the Arctic Ocean and the wealth of natural resources underground, such as rare metals. If it has already been attractive for some time, in the face of climate change it is expected that it could become even more vital with the opening of new maritime routes and the possibility of drilling. It is no coincidence that Trump has shown himself to be determined in his belief that he will "manage to obtain it", not ruling out the use of the military in the name of an alleged need for national defense. For its part, Europe, after an initial response in subdued tones, has taken a more firm position. Despite not being part of European territory, in fact, Greenland enjoys a special status: it provides, for example, access to EU funds, freedom of movement for its citizens, considered community members, and enjoys the mutual defense clause provided for by the EU treaties. The art. 42.7 establishes that all Member States have an "obligation to help and assist" if another Member State is "the victim of armed aggression on its territory", recalling a similar assumption contained in Art. 5 of NATO. If tension is growing in the Old Continent, the situation on the southern borders of the USA is no better, after the harsh words of the White House tenant himself, addressed to Panama and Colombia. The policy is the same: "If for Greenland, where the USA already has a base, the aim could be to have in exchange privileges resulting from agreements with Denmark, similar to those that the United States has already signed bilaterally with some NATO countries, for the Panama Canal the aim of this assertive and aggressive policy could be to obtain preferential tariffs for the United States for the passage of its ships. For this reason, both appear to be functional provocations to achieve objectives that reflect an unorthodox, but also more problematic diplomatic style", observes Del Pero. The aim of bringing the Panama Canal back under US control was motivated by the new Administration by the consideration that "American ships are severely overloaded and not treated fairly in any way, measure or form" and that "China is operating the Panama Canal". Washington's concerns are not new, since they were the same as those of the Biden Administration, which however had aimed to unite the most developed countries against the Belt and Road Initiative (the Chinese Silk Road). 

TODAY, HOWEVER, WE ARE WITNESSING A PARADIGM SHIFT, EXPERIENCED SINCE THE FIRST DAYS OF TRUMP'S LEADERSHIP ALSO BY COLOMBIA, ON THE MANAGEMENT OF MIGRANTS.

 After an initial "no" to the acceptance of citizens who had entered the US illegally and were therefore subject to expulsion measures, Bogota had to back down, "under penalty of an unsustainable economic penalty for Colombia in the event of 25% sanctions, threatened by Trump on imports from the South American country", recalls Del Pero. "His lexicon has always been very strong, but the significance of the words should not be underestimated, especially today and especially if he is the leader of the main world power – underlines Del Pero – Trump, in fact, certainly speaks to his electorate, who loves a certain rough nationalism and an approach to international relations as if they were a brutal, competitive arena, where everyone maximizes their own interests. Now, however, a neo-imperialist language has been added." The result is a very strong pressure to which his interlocutors are subjected, effectively "humiliated by the asymmetry of power. Trump's unprecedented 'manly' and martial attitude makes his adversaries fragile and weak", concludes Del Pero.

ELEONORA LORUSSO