La vecchia Europa spaventata dalla nuova America / Old Europe Frightened by the New America

19.02.2025

Negli ultimi 150 anni l'Europa si è spesso trovata impreparata ad affrontare le novità che arrivavano da oltreoceano e ha guardato all'America con un misto di stupore, meraviglia, diffidenza e disprezzo. 

È andata così anche questa volta alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove il discorso del vicepresidente americano JD Vance è deflagrato come una bomba in mezzo ad una sala colma di leader, esperti e policymaker europei.
Vance ha criticato duramente alcuni paesi europei, a partire proprio dalla Germania, accusandoli di aver smarrito quei valori fondamentali, come la libertà di espressione, che stanno alla base delle democrazie occidentali. Parlando di sicurezza, Vance ha sottolineato che oggi per l'Europa la minaccia più grave non è quella esterna, rappresentata da Cina, Russia o altre potenze ostili, ma il nemico interno, ovvero chi tenta di indebolire le istituzioni democratiche, comprime la libertà di espressione dei cittadini e apre le porte all'immigrazione di massa, mettendo a rischio la sicurezza, la coesione e la stabilità della società. Inoltre, ha aggiunto il vicepresidente, in democrazia non ci dovrebbero essere "cordoni sanitari" contro alcune forze politiche, specialmente se queste rappresentano milioni di elettori. Un chiaro riferimento ad Afd, con la quale sia Friedrich Merz che Olaf Scholz hanno dichiarato di non voler collaborare per nessun motivo.
Scholz ha risposto a Vance accusandolo di ingerenze nella politica interna della Germania e diversi leader europei, che si sono sentiti punti sul vivo, si sono accodati al cancelliere tedesco. "Non accettiamo lezioni dagli Usa" sembra essere il mantra di questi giorni.
Gli europei sicuramente non erano pronti ad un discorso così aspro, diretto e fuori dagli schemi da parte del vicepresidente americano e hanno reagito in maniera molto impulsiva, senza entrare nel merito delle critiche. Vance ha parlato di temi molto seri (libertà di espressione, rispetto del voto popolare, immigrazione), ma il suo intervento è stato bollato come "ingerenza" nelle libere scelte dei paesi europei. La vecchia Europa, di fronte ad un discorso nuovo nei contenuti e nell'approccio, è sembrata ancora più vecchia, imbelle e incapace di guardarsi allo specchio, di ammettere i propri errori e i propri limiti.
Vance probabilmente ha ingigantito la minaccia interna e ha colpevolmente minimizzato la minaccia esterna, che rimane una sfida vitale per la sopravvivenza delle democrazie occidentali, ma ha messo l'Europa di fronte alle proprie contraddizioni e incoerenze: parlare di libertà e restringere la libertà di espressione dei propri cittadini, parlare di democrazia e escludere dalla competizione democratica alcuni partiti, parlare di sicurezza e di identità europea e aprire le porte all'immigrazione di massa. Con tutto questo la vecchia Europa dovrà fare i conti, Vance o non Vance.

Old Europe Frightened by the New America

Over the past 150 years, Europe has often found itself unprepared to face the novelties coming from across the ocean, looking at America with a mix of astonishment, wonder, distrust, and contempt. This was once again the case at the Munich Security Conference, where U.S. Vice President JD Vance's speech exploded like a bomb in a room filled with European leaders, experts, and policymakers. Vance harshly criticized several European countries, starting with Germany, accusing them of having lost fundamental values—such as freedom of expression—that form the foundation of Western democracies. Speaking about security, Vance stressed that today, Europe's gravest threat is not an external one, posed by China, Russia, or other hostile powers, but an internal enemy: those who seek to weaken democratic institutions, restrict citizens' freedom of speech, and open the doors to mass immigration, thereby jeopardizing the security, cohesion, and stability of society.Moreover, the Vice President added, in a democracy, there should be no "cordon sanitaire" against certain political forces, especially when they represent millions of voters. This was a clear reference to the AfD, with which both Friedrich Merz and Olaf Scholz have stated they would not collaborate under any circumstances. Scholz responded to Vance by accusing him of interfering in Germany's internal politics, and several European leaders, feeling personally attacked, rallied behind the German chancellor. "We do not accept lessons from the U.S." seems to be the mantra of these days. Europeans were certainly not prepared for such a harsh, direct, and unconventional speech from the American Vice President, and they reacted impulsively, without addressing the substance of the criticism. Vance spoke about very serious issues—freedom of expression, respect for popular vote, immigration—but his speech was dismissed as "interference" in the free choices of European countries. Faced with a speech that was new both in content and approach, Old Europe seemed even older—helpless and incapable of looking itself in the mirror, admitting its own mistakes and limitations. Vance may have exaggerated the internal threat while dangerously downplaying the external one, which remains a vital challenge for the survival of Western democracies. However, he forced Europe to confront its own contradictions and inconsistencies: speaking of freedom while restricting citizens' freedom of speech, speaking of democracy while excluding certain parties from democratic competition, speaking of security and European identity while opening the doors to mass immigration. This is something Old Europe will have to come to terms with—Vance or no Vance.

Enrico Ellero