Sì al riarmo europeo, no all’esercito europeo / Yes to European rearmament, no to a European army 

04.03.2025

L' Europa sta entrando in un'era di riarmo. L'annuncio del piano Rearm Europe da parte della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, arriva lo stesso giorno in cui Donald Trump ha deciso di sospendere gli aiuti militari statunitensi all'Ucraina.

Il piano di Von der Leyen si articola in cinque punti chiave e punta ad aumentare la spesa militare in modo significativo. La prima misura riguarda la possibilità per gli Stati membri di utilizzare più risorse pubbliche per la difesa senza il rischio di superare i limiti imposti dal Patto di Stabilità e Crescita, come richiesto già da tempo dal governo italiano per bocca del Ministro Crosetto. Questo potrebbe liberare fino a 650 miliardi di euro in quattro anni, se la spesa media aumentasse dell'1,5% del PIL. Una scelta che riflette la consapevolezza di un'Europa sempre più esposta alle minacce globali e al rischio di instabilità ai propri confini.

Parallelamente, Bruxelles prevede un nuovo strumento finanziario da 150 miliardi di euro per sostenere investimenti congiunti nella difesa. L'obiettivo è investire meglio, sfruttando le economie di scala, e iniziare a colmare il gap con l'industria della difesa americana. Non si tratta di creare una forza comune, ma di rendere più efficiente la spesa, evitando sprechi e duplicazioni.

Un aspetto centrale del piano riguarda il supporto immediato all'Ucraina. Gli Stati membri, grazie alle nuove risorse, potranno fornire ulteriore equipaggiamento militare a Kiev in tempi brevi. La sospensione degli aiuti statunitensi decisa da Trump rende questo impegno ancora più urgente: senza un solido sostegno europeo, l'Ucraina non avrà alcuna garanzia di sicurezza per il futuro.

L'Europa, dunque, si sta riarmando, ma non per costruire un esercito comune. L'idea di una forza armata europea unificata è un'illusione, buona per la retorica politica ma senza alcun riscontro nella realtà. Nessuno la vuole davvero: né gli Stati membri, che non intendono cedere il controllo della propria difesa, né la NATO, che resta il vero pilastro della sicurezza del continente.

Il piano Rearm Europe presentato da Ursula von der Leyen va nella giusta direzione perché incentiva la spesa nazionale in difesa, senza pretendere di costruire strutture sovranazionali inefficaci. La vera priorità è che ogni Stato investa nelle proprie capacità militari, potenzi le proprie forze armate e rafforzi il proprio apparato industriale. La sicurezza europea dipenderà dalla volontà dei singoli governi di aumentare i bilanci per la difesa, non da improbabili eserciti comuni.

Europa e Stati Uniti resteranno strettamente legati, con la NATO che continuerà a svolgere un ruolo centrale nella sicurezza transatlantica. Tuttavia, i Paesi europei acquisiranno un peso crescente all'interno dell'Alleanza, assumendo maggiori responsabilità strategiche. Questo li renderà più pronti e determinati a difendere il proprio "cortile di casa" quando necessario.

Yes to European rearmament, no to a European army

Europe is entering an era of rearmament. The announcement of the Rearm Europe plan by European Commission President Ursula von der Leyen comes on the same day that Donald Trump decided to suspend U.S. military aid to Ukraine.

Von der Leyen's plan is structured around five key points and aims to significantly increase military spending. The first measure allows member states to allocate more public resources to defense without the risk of exceeding the limits imposed by the Stability and Growth Pact, a request that Italy's government, through Minister Crosetto, has long advocated. If average spending were to increase by 1.5% of GDP, this measure could free up to €650 billion over four years. This decision reflects the growing awareness of an increasingly exposed Europe facing global threats and the risk of instability at its borders.

At the same time, Brussels is planning a new €150 billion financial instrument to support joint defense investments. The goal is to invest more effectively, leverage economies of scale, and begin closing the gap with the U.S. defense industry. This is not about creating a common force but about making military spending more efficient by reducing waste and duplication.

A central aspect of the plan concerns immediate support for Ukraine. With the newly available resources, member states will be able to provide additional military equipment to Kyiv in a short timeframe. Trump's decision to suspend U.S. aid makes this commitment even more urgent: without strong European support, Ukraine will have no security guarantees for the future.

Europe is thus rearming, but not to build a common army. The idea of a unified European armed force is an illusion—useful for political rhetoric but lacking any real foundation. No one truly wants it: neither the member states, which are unwilling to relinquish control over their own defense, nor NATO, which remains the true pillar of the continent's security.

The Rearm Europe plan presented by Ursula von der Leyen takes the right approach because it encourages national defense spending without attempting to create ineffective supranational structures. The real priority is for each state to invest in its own military capabilities, strengthen its armed forces, and enhance its industrial defense sector. European security will depend on the willingness of individual governments to increase their defense budgets, not on unlikely common armies.

Europe and the United States will remain closely linked, with NATO continuing to play a central role in transatlantic security. However, European countries will gain increasing influence within the Alliance, taking on greater strategic responsibilities. This will make them more prepared and determined to defend their own "backyard" when necessary.

Enrico Ellero

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